Ne ho visti paesi; ma, in Italia, uno senza attorno monti - eppure tutto dipendente da monti invisibili - senza un’ondulazione apparente, piano come un vassoio, chi se l’aspettava? E l’averlo visto d’autunno, e come coperto dal fiato grosso d’un bove, è averne indovinato l’ora. Perché non esiste terra nuda: o c’è il sole, o l’acqua, o la neve, o, come ora qui, - nei punti più patetici, sul grano nascente - c’è un nuvolame torpido. G. Ungaretti, Vita d’un uomo - viaggi e lezioni Posto a quasi 12 km dalla foce del Po di Goro, il paese di Goro (da Gaurus, nome di un ramo medioevale del Po) si è sviluppato tra l’argine del fiume, a nord, e il dosso che portava all’attuale porto-canale, a sud. Il suo territorio si trova sotto il livello del mare, con quote che variano da -40 cm fino a -110 cm, fatto testimoniato dagli alti argini che si notano nei dintorni dell’abitato.
All’epoca della costruzione della tenuta estense di Mesola, il porto era situato nei pressi della cinta muraria. Dall’inizio del ’600 il porto fluviale di Goro si spostò progressivamente verso sud-est, seguendo il rapido avanzamento della linea di costa causato dal Taglio di Porto Viro. Nei primi anni del ’700 la linea di costa era giunta all’altezza dell’attuale abitato di Goro (Dosso del Fortino, ora vie Brugnoli e Battisti), nello stesso tempo iniziava la formazione dell’attuale Sacca. I persistenti conflitti tra Repubblica di Venezia e Santa Sede portarono alla costruzione di due fortini difensivi, uno veneziano sulla sponda nord del fiume e uno papale su quella sud; quest’ultimo fortino divenne poi il centro del paese di Goro, inizialmente formato da capanne di pescatori. Nel 1872 una rotta del Po allagò le valli e diede una nuova configurazione geografica alla zona.
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